
C'è chi dice nel 1974, chi nel 1975. Vittorio Mangano ha soggiornato nella villa di Berlusconi, per due anni, per svolgere mansioni di "fattore" o "stalliere". Raccomandato dall'amico di vecchia data, Marcello Dell'Utri.
Vittorio Mangano è un mafioso, testa di ponte fra la siciliana e il nord per il traffico di droga (in una intercettazione Mangano parla di Cavalli da recapitare in un albergo, alludendo a partite di droga).
Dell'Utri è amico anche di Gaetano Cinà, detto Tanino, uomo d'onore palermitano. Fu Cinà ad accompagnare Dell'Utri da Mangano per proporgli il lavoro a casa di Berlusconi.
Dell'Utri dice di non aver mai sospettato che Cinà fosse vicino ad ambienti mafiosi, infatti nel '96 ammette di frequentarlo ancora e di essere legato a lui da grande amicizia.
Mangano, lasciata Arcore (non si conoscono bene le modalità, c'è di mezo una strana cena in villa e un tentato sequestro di persona), diventa il numero uno della famiglia di Porta Nuova dopo l'arresto di Pippo Calò.
Finisce poi in carcere per scontare due ergastoli. Muore nel 2000.
Stralci da L'Odore dei soldi, di Elio Veltri e Marco Travaglio