mercoledì, dicembre 07, 2005

Un uomo onesto un uomo probo


C'è chi dice nel 1974, chi nel 1975. Vittorio Mangano ha soggiornato nella villa di Berlusconi, per due anni, per svolgere mansioni di "fattore" o "stalliere". Raccomandato dall'amico di vecchia data, Marcello Dell'Utri.
Vittorio Mangano è un mafioso, testa di ponte fra la siciliana e il nord per il traffico di droga (in una intercettazione Mangano parla di Cavalli da recapitare in un albergo, alludendo a partite di droga).
Dell'Utri è amico anche di Gaetano Cinà, detto Tanino, uomo d'onore palermitano. Fu Cinà ad accompagnare Dell'Utri da Mangano per proporgli il lavoro a casa di Berlusconi.
Dell'Utri dice di non aver mai sospettato che Cinà fosse vicino ad ambienti mafiosi, infatti nel '96 ammette di frequentarlo ancora e di essere legato a lui da grande amicizia.
Mangano, lasciata Arcore (non si conoscono bene le modalità, c'è di mezo una strana cena in villa e un tentato sequestro di persona), diventa il numero uno della famiglia di Porta Nuova dopo l'arresto di Pippo Calò.
Finisce poi in carcere per scontare due ergastoli. Muore nel 2000.
Stralci da L'Odore dei soldi, di Elio Veltri e Marco Travaglio

3 commenti:

Paolo Giordani ha detto...

L'accusa per il senatore di Fi è di concorso in associazione mafiosa
Dell'Utri condannato a nove anni
Sette anni per Gaetano Cinà, l'altro imputato. Entrambi sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici
PALERMO - Marcello Dell'Utri è stato condannato a nove anni di reclusione, con l'accusa di concorso in associazione mafiosa. A Gaetano Cinà, l'unico altro imputato, accusato dello stesso reato, sono stati inflitti sette anni. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Palermo dopo 13 giorni di camera di consiglio. Il Tribunale, presieduto da Leonardo Guarnotta si era ritirato in camera di consiglio il 29 novembre scorso, nell'aula bunker del carcere di Pagliarelli. Per Dell'Utri i pm Antonio Ingroia e Domenico Gozzo avevano chiesto la condanna a 11 anni di reclusione, mentre la pena di 9 anni era stata sollecitata per Cinà, presunto mafioso di Malaspina, finora incensurato, ma considerato il trait-d'union tra Palermo e Milano, tra Cosa Nostra e la Fininvest. Marcello Dell'Utri e Cinà sono anche stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici. Dell'Utri, che non era in aula, è stato subito informato della condanna: «Rimane sereno - dice l'avvocato Roberto Tricoli - Ha già detto che la giustizia non è di questo mondo. Cercheremo di ristabilirla in appello». Diverse le reazioni del mondo politico: «Rammarico» per Marco Folllini; per Sandro Bondi di Fi è un «clamoroso errore giudiziario»; la responsabile giustizia dei Ds, Anna Finocchiaro, parla di «sentenza grave» e aggiunge: «Un dirigente del nostro partito si dimetterebbe».

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