O madre, tu, degli Eneadi, o Venere alma, delizia (voluptas) degli uomini e degli dei, tu che vivifichi sotto gli astri scorrenti del cielo il mar che porta le navi, le terre che dan le messi: si genera ogni famiglia per te degli esseri (animantum), e nata vede la luce del giorno...
...e vinto (Marte) dall'insanabile piaga d'amore, egli spesso ti (Natura) si abbandona nel grembo, e in su, così, riguardando, riverso il collo tornito, in te d'amore, anelante, pasce gli occhi avidi e pende tutta di lui resupino l'anima dalle tue labbra. Stringiti a lui, mentre giace, dea, con l'intatto tuo corpo, versagli dalla tua bocca dolci parole, implorando, inclita, per i romani una pacifica tregua...
domenica, dicembre 04, 2005
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