- Bevi. Ancora un assaggino.
Il signor G. deglutiva forti sorsi puzzolenti di liquore giallo.
- Evviva. Bisogna festeggiare. Euforia.
Una brava persona il signor G. Troppo poco dedita all’alcool per resistere ai suoi effetti di vago risolino e barcollare delle ginocchia. Del resto non si addice l’ebbrezza a una persona così seria e timida.
Venire alla luce. Luce del giorno, del sole e della vita. La luce della vita portò quel giorno il bambino del signor G al mondo e lo spinse senza riflettere verso il seno della madre, quella fonte morbida di calore, umida e vibrante e lui, piccino, vi ci appoggiò inconsciamente il volto cosicché le labbra presero a operare in un moto di delicata e armoniosa suzione.
Fu così compiuto anche per quella creaturina, in modo certamente commovente e mirabile, il primo immortale passo di ingresso nel glorioso regno degli esseri umani.
La madre stremata guardava l’infante, prodotto del suo amore, grazia del suo bene. Suo, solamente suo. Solamente e morbosamente suo. La pallida donna smunta, capelli scuri ed occhi scuri, scrutava gli angoli, soprattutto quelli più bui ed incerti del bimbo, per assicurarsi della cosa più importante: che fosse senza difetti.
- Due gambe. Due braccia. Due begli occhi neri che puntano diritto alla mammella. Bene. Una palla allungata ciondolante. Colore biancolatte. Bene. Che ne dici?, disse rivolgendosi al marito.
- Sì, mi sembra che non sia male. È sano no?
- E’ sano. Sanissimo. È bello anche. Lo ha detto il dottore. Lui se ne intende. Inequivocabilmente il mio amore è bello. Lui certo lo sa. Lui sa come cresceranno, se saranno belli o brutti. Lui è il dottore e a noi a detto che nostro figlio verrà bello. Proprio un bel bambino diverrà questo mucchietto d’ossa.
Il signor G. con occhi teneri guardò la moglie e il piccolino senza capelli, appena un ciuffetto in cima al capo. Lo guardò bene e a lungo. Felice, con il sorriso in bocca (qualcuno direbbe per effetto dell’alcool). Lo continuò a guardare, ma progressivamente meno felice, per un dispettoso scatto spontaneo e inaspettato di tristezza. Si asciugò la bocca. Calmo, stropicciandosi gli occhi. Respirava e rifletteva senza fretta mentre la moglie interrogava il suo sguardo enigmatico. E infine disse questa frase, forse strana, forse buffa o forse semplicemente vera:
Be’! non è poi così carino. Anzi è proprio brutto.
domenica, aprile 30, 2006
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2 commenti:
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