Consiglio di leggere Diario della settimana 28/04/2006. si intitola L’impronta del senatore Andreotti nella storia d’Italia (il titolo è stampato sopra una suggestiva immagine di una poltrona di palazzo Madama in cui si vede l’impronta di una schiena, diciamo, leggermente “ricurva”). Nell’articolo intitolato Andreotti, i fatti separati dalle opinioni di Gianni Barbacetto vengono messi in luce alcuni inquietanti eventi accertati che riguardano il senatore:
- Rapporti con Cosa nostra. Secondo la Corte d’appello, Andreotti ha “deliberatamente coltivato una stabile relazione con il sodalizio criminale… manifestando la sua disponibilità a favorire i mafiosi”. All’epoca dell’uccisione di Piersanti Mattarella (presidente DC della Sicilia, impegnato in un’opera di moralizzazione che l’aveva posto in rotta di collisione con la mafia) Andreotti aveva tentato di evitare il delitto, non rivolgendosi alle Istituzioni, ma incontrando Stano Bontate in Sicilia, allora capo di Cosa nostra. A omicidio avvenuto “scese” di nuovo in Sicilia per chiedere conto a Bontate dell’assassinio e per verificare quindi la possibilità di recuperare il controllo dell’azione dei mafiosi.
- Rapporti con i cugini Salvo. Ignazio Salvo fu condannato per mafia e poi ucciso da Cosa nostra; Nino Salvo morì per cause naturali dieci giorni prima dell’inizio del maxiprocesso di Palermo, che lo vedeva tra i rinviati a giudizio. Sancisce la sentenza di primo grado: “l’asserzione dell’imputato di non aver intrattenuto alcun rapporto con i cugini Salvo è risultata inequivocabilmente contraddetta dalle risultanze probatorie”.
- Rapporti con Lima e Ciancimino. La sentenza di Cassazione ritiene accertato “che il sen. Andreotti ha avuto piena consapevolezza che i suoi referenti siciliani (Lima, i Salvo, Ciancimino) intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi…”
- Incontro con il mafioso Andrea Manciaracina. Il 19 agosto 1985, all’Hotel Hopps di Mazara del Vallo, il ministro degli Esteri Andreotti incontra il boss Andrea Manciaracina, all’epoca sorvegliato speciale e uomo di fiducia di Totò Riina. Ne è testimone il sovrintendente capo della polizia Francesco Stramandino.
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